di Federico Graziani

Siamo andati ad intervistare i ragazzi ideatori di Students On Stage, start-up innovativa con lo scopo di creare un ponte tra studenti, scuole e imprese, che sarà nostra ospite alla seconda edizione di Startup Show(er) del 27 Maggio 2017.

In che settore operate come start-up?

Nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

Com’è nata l’idea che ha dato origine alla vostra start-up? Quando siete nati?

Quando eravamo in quinta liceo, nel febbraio 2015, la nostra professoressa ci ha invitati a partecipare a un bando indetto da Vodafone per proporre la nostra idea. Ci aveva colpito una frase del ministro Poletti: “I giovani in Italia non sanno cosa sia il lavoro, cosa sia un’impresa”. Da lì è nata l’idea di creare un portale per dare la possibilità agli studenti liceali di fare uno stage di lavoro. Abbiamo vinto il concorso e con esso il grant offerto da Vodafone. Era giugno del 2015; a luglio 2015 è nata la Buona Scuola, che indiceva l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria.

In quanti lavorate a Students On Stage?

Siamo sette ragazzi tra i 20 e i 21 anni.

Perché avete scelto di inserirvi sul mercato come start-up?

Il contest attraverso cui ha preso forma la nostra idea era indirizzato unicamente alle start-up, quindi la ragione è stata soprattutto funzionale.

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Chi può accedere alla vostra piattaforma e come può farlo?

La piattaforma è pensata per far comunicare studente, azienda e, a causa della probabile minore età dello studente, scuola. Il primo anno è gratuito per tutte le parti. In seguito ci sarà una fee annuale per le aziende, che non abbiamo ancora deciso ma che sarà variabile in base alla grandezza dell’azienda. Per quanto riguarda le scuole, abbiamo pensato a una fee annuale fissa. Infine, gli studenti avranno a disposizione tre candidature gratuite ciascuno. Se vorranno fare più richieste, dovranno comprare una sorta di pacchetto. Abbiamo deciso di introdurre questa forma di pagamento in modo da impedire che gli studenti esagerino con le candidature. Così sarà garantita la validità e la qualità della piattaforma.

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Nell’implementazione della vostra attività siete stati supportati da acceleratori?

Nella prima fase, tra giugno 2015 e marzo 2016, siamo stati seguiti da PoliHub, che è l’acceleratore del Politecnico di Milano. A marzo 2016 abbiamo ricevuto un secondo grant da Vodafone, che da quel momento è rimasta come controllore esterno del progetto, ma non ci ha seguiti come acceleratore a tutti gli effetti.

Creare una start-up in Italia piuttosto che all’estero comporta delle differenze? Considerate l’Italia un Paese all’avanguardia in questo campo?

Lavorando solo sul territorio italiano, non ti so dire come sia la ricezione all’estero. Penso che fuori dall’Italia ci siano più offerte, ma soprattutto offerte più pubblicizzate. Noi abbiamo scoperto il bando da cui è iniziato tutto quasi per caso, grazie alla nostra professoressa. Le iniziative rivolte alle start-up andrebbero valorizzate di più: visto che ci sono, è assurdo che non vengano fatte conoscere a più persone possibili.

Quali sono le principali differenze che si possono riscontrare nell’attività svolte da una start-up e quelle di una comune impresa?

L’innovazione è un elemento fondamentale. Le start-up nascono per risolvere le piccole cose della quotidianità. L’idea iniziale spesso è piccola, ma riempie un vuoto nella vita quotidiana piccolo ma allo stesso tempo decisivo e di grande impatto.

Quali sono le opportunità di crescita personale e professionale che derivano dal lavorare in una start-up e, nello specifico, nella vostra?

A 19 anni non aveva mai avuto queste esperienze né avevamo mai fatto alcuno stage. Lavorare in una start-up dà grandi possibilità di crescita personale: relazionarsi con i fornitori, fare le riunioni, gestire i compiti sono tutte attività che mi hanno catapultati nella realtà e nel mondo del lavoro. È un’esperienza che mi ha dato e mi sta dando molto in termini di crescita sia personale sia professionale.

Come gestite i ritmi frenetici che caratterizzano le attività di una start-up?

Fortunatamente siamo in sette. Dato che studiamo tutti, è quasi impossibile che siamo disponibili tutti allo stesso tempo. Ma questo ci permette di darci spesso il cambio e di alleggerirci i compiti a vicenda.

Quali sono i requisiti di un’idea vincente e che funzioni?

Intanto deve essere user friendly, il più semplice possibile. Funzionano le idee facili, quindi bando ai meccanismi strani. Il target deve essere il più ampio possibile. E, come detto, deve l’idea deve riempire un piccolo vuoto della quotidianità.

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Quali sono i consigli che vi sentireste di dare a giovani con un’idea imprenditoriale che vorrebbero intraprendere il vostro stesso percorso ed entrare nel mondo delle start-up?

Mai arrendersi. Mai fermarsi davanti a una mail o a una telefonata senza risposta. Solitamente al primo No viene da dire “basta, chi me lo fa fare”, invece bisogna credere nella propria idea e continuare a provarci sempre. Inoltre bisogna documentarsi per scoprire tutti i bandi di concorso esistenti. Se si ha un’idea reputata vincente bisogna informarsi su tutte le possibilità che esistono, anche se spesso rimangono nell’ombra, prive della necessaria pubblicità.

A oggi, se poteste tornare indietro, c’è qualcosa che fareste diversamente in termini di sviluppo e implementazione della vostra idea imprenditoriale?

Abbiamo avuto problemi con gli sviluppatori del sito. Avremmo dovuto essere un po’ più cauti sulla scelta, invece siamo stati un po’ frettolosi, anche perché fondamentalmente inesperti. È il prezzo che abbiamo pagato.

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